Volevo scrivere di cibo.

Lara Abrati parte dalla terra, passa dalla scienza gastronomica e arriva alle carni, per raccontare ciò di cui si parla poco: il lavoro, l’etica e le persone dietro a quello che mangiamo.

Di solito le storie più interessanti non iniziano da un palco, ma da un campo. Da un trattore fermo, da una stalla silenziosa, da un gesto ripetuto mille volte che a un certo punto smette di essere routine e diventa sguardo. La storia di Lara Abrati comincia così.

Lara Abrati e Con/Dire MAG.

Perito agrario prima, laureata in Scienze Gastronomiche poi, Lara Abrati non arriva al cibo passando dal marketing. Ci arriva passando dalla terra. Dalle vacche da latte, dalle formagelle fatte in casa, dall’orto coltivato stagione dopo stagione. Prima ancora di raccontarlo, il cibo lo ha vissuto (e mangiato).
E quando ha iniziato a scriverne – quando ancora non lo faceva “nessuno” – ha scelto subito una strada precisa: scientifica, reale, non modaiola.

Oggi Lara è giornalista enogastronomica, giudice addestrato in analisi sensoriale, maestro assaggiatore ONAF, tecnico ONAS, assaggiatrice di oli. Ma soprattutto è fondatrice, editrice e direttrice editoriale di Con/Dire MAG. Una testata volutamente piccola, indipendente, senza compromessi inutili.
Perché – dice Lara – se vuoi far crescere davvero le imprese, non puoi iniziare scendendo a patti con tutto e con tutti.

Con/Dire nasce così: come spazio di informazione vera, costruita a partire da ciò che le aziende fanno, non da ciò che dichiarano. Un magazine che non racconta prodotti, ma processi, visioni, scelte. E che ha trovato nel mondo delle carni un terreno tanto complesso quanto necessario.

L’incontro con la famiglia Cazzamali.

Lara, la famiglia Cazzamali la conosceva già “per fama”. Franco, la Fassona, un modo di lavorare che si notava anche da lontano. Poi arriva Danilo. E poi Raffaella. E Marco.
L’incontro non nasce come progetto, ma come dialogo. Quando Lara lavorava per una testata locale, cercava protagonisti veri del mondo enogastronomico. Danilo si è sempre prestato, senza filtri. Parlare di carne cruda, di tagli, di scelte controcorrente. Da lì, quasi naturalmente, nasce una collaborazione che diventa relazione.

Quello che lega Lara ai Cazzamali non è una strategia editoriale. È un’etica condivisa.
Un’etica silenziosa, fatta di lavoro puntuale, di decenni spesi a fare bene le cose senza bisogno di urlarle. Franco Cazzamali, per Lara, è questo: un lavoratore con una creatività acuta, che innova senza sbandierare, che costruisce senza fretta. E che dimostra, ogni giorno, che lavorare con cura funziona. Anche se non è la via più veloce.

Non sorprende che la famiglia Cazzamali sia stata tra i primi sostenitori di Con/Dire MAG, in un progetto che chiede alle aziende non di “comparire”, ma di sostenere l’informazione. Oggi sono quasi quaranta quelle che hanno scelto di farlo. Un cerchio che si chiude: chi lavora bene, sostiene chi racconta bene.

Imparare giocando con i sensi, le Cazzamali Meat Experience.

Da anni di chiacchierate, confronti, pensieri condivisi, nasce anche un altro pezzo di questa storia: le Cazzamali Meat Experience.
Non eventi promozionali. Non degustazioni patinate. Ma esperienze guidate, dove il mondo della carne viene esplorato con curiosità, senza dogmi.

Crudi, bistecche inusuali, flat iron steak, consistenze diverse, condimenti, percezioni. La carne non come feticcio tecnico – marezzatura, frollatura, numeri – ma come materia viva, da comprendere attraverso i sensi.
La prima esperienza, a Palazzolo sull’Oglio, organizzata da Con/Dire MAG con Raggiocorto, ha messo al centro proprio questo: apprendere giocando, stuzzicare vista, tatto, gusto, ascolto.

Per Lara, è il modo più onesto di fare divulgazione: offrire punti di vista non comuni, aprire domande, non imporre risposte. Raccontare la carne per ciò che è davvero: agricoltura, scienza, cultura. Non una moda.

Filosofia Cazzamali, il perché prima del come.

C’è un’immagine che a Lara è rimasta impressa più di tutte: i Cazzamali che parlano delle loro carni. Lo fanno come se ogni dettaglio fosse sacro. Anche il più banale. Ogni gesto diventa importante, ogni scelta ha un peso. Sembra quasi – dice – di ascoltare dei santoni. Ma senza retorica. Solo consapevolezza.

È questo che Lara riconosce nel “Laboratorio Cazzamali”: un metodo che dovrebbe essere normale, e invece è raro. Chiedersi sempre il perché, prima di fare qualsiasi cosa. Perché questo taglio? Perché questa lavorazione? Perché questa comunicazione?

Una lezione che Lara vorrebbe vedere applicata anche nel suo mondo, quello della comunicazione enogastronomica. Dove spesso si fa “perché si fa così”, senza domandarsi nulla. E dove tutto rischia di diventare fine a sé stesso.

I Cazzamali no. Franco non lo ha mai fatto. E lo ha insegnato agli altri. Per questo sono innovatori. Perché l’innovazione vera non è il colpo di genio, ma una pratica quotidiana condivisa. Un lavoro fatto insieme, passo dopo passo, che chiude il cerchio tra etica, sostenibilità, supporto reciproco.

In fondo, Lara Abrati e la famiglia Cazzamali si incontrano proprio lì: nel rifiuto della moda, nella scelta della sostanza.
Perché la passione, quando è autentica, supera sempre il rumore. E resta.

Alla prossima buona pratica.
Famiglia Cazzamali